Obama, inizia il nuovo corso tra speranze e incertezze. Subito il primo esame: riuscirà a sconfiggere la recessione economica?


Pubblicato il 20 Gennaio da Riccardo Dell'Aversana

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Una nuova speranza di nome Obama. Universalmente considerato l’evento del secolo, il giuramento con cui oggi a Washington Barack Hussein Obama diventerà il 44esimo presidente degli Stati Uniti apre una nuova era nei destini dell’intero globo. Orgoglio, quindi, e speranza: la prima, di carattere generale, ha un’indubbia valenza sociale ed etica e prende il nome di cambiamento. Ma la seconda, ben più pressante ed urgente, riguarda la gravissima recessione economica che ha investito il panorama mondiale e continuerà ad avere effetti devastanti tanto in Europa quanto soprattutto negli Stati Uniti. “Change”, quindi, inteso nell’immediato come inevitabile cambio di marcia: riuscirà il primo presidente nero della storia dell’America a ripianare un debito pubblico che inanella record negativi giorno dopo giorno?

Secondo gli ultimi dati ufficiali di inizio gennaio, rilasciati dall’ufficio contabilità del Congresso, il debito pubblico ha quasi raggiunto la poco invidiabile soglia dei milleduecento miliardi di dollari. In quale direzione intende dirigersi lo staff di Obama e quali misure ha intenzione di mettere in atto nel primo, fondamentale scorcio del proprio mandato? In realtà, il programma di politiche economiche approntato dal nuovo presidente statunitense non ha molto convinto, attirando su di sé critiche trasversali. Per molti finiranno per essere insufficienti i 775 miliardi di dollari che, nei prossimi due anni, verranno impiegati per alimentare gli investimenti. Lawrence Summers, consulente economico dell’uomo “più potente del mondo” e fra gli artefici dell’ARRP (American Recovery and Reinvestment Plan), è convinto che la ripresa economica possa essere incentivata attraverso i tagli fiscali (per agevolare le imprese ed il sistema produttivo nazionale) ed il supporto al sistema finanziario. Sarà però possibile coniugare questo obiettivi preminenti con gli altri punti inseriti nel programma quali gli incentivi energetici, il taglio delle tasse per novantacinque cittadini americani su cento, nuove risorse per gli investimenti? Il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, si è limitato ad osservare  che non esistono soluzioni nazionali contro un dissesto di tali proporzioni. Purtroppo al momento le poche certezze sul versante economico-finanziario inducono al pessimismo, come confermano le anticipazioni fornite dalla Commissione Europea sulle nuove stime UE.  Ma come lo stesso nuovo capo della Casa Bianca ha già avuto modo di dichiarare, citando Roosevelt, “non è il tempo del panico, ma il tempo per risolvere i problemi e ricostruire la fiducia”. Non resta che attendere tempi migliori, augurare buon lavoro al presidente degli U.S.A., nella speranza che riesca nella titanica impresa di risollevare le sorti dell’economia mondiale. Imboccare il giusto corso per sconfiggere la crisi: è questo l’obiettivo numero uno, com’è emerso anche nell’inchiesta sulle catene hi-tech che il nostro sito sta svolgendo in questi giorni (per inciso, il settore dell’elettronica resta indubbiamente tra i più trainanti dell’intero sistema economico). Auguri, Mr. President!

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Questo post scritto da Riccardo Dell'Aversana su Martedì, Gennaio 20, 2009, 15:42. Riccardo Dell'Aversana ha scritto 111 articoli su questo blog.

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