Metano e Petrolio, nuova crisi energetica. Quali rischi per i consumatori sulle possibili speculazioni sui prezzi finali


Pubblicato il 9 gennaio da Riccardo Dell'Aversana

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“Attenzione alle speculazioni sui prezzi finali dei carburanti”. L’avvertimento giunge dalle vigili associazioni dei consumatori, allertate dal preoccupante black-out che si è verificato ieri nella fornitura di gas proveniente dalla Russia. Il rischio che l’inasprimento della crisi possa riflettere sul mercato del petrolio fa scattare l’allarme, anche in virtù dei tagli produttivi preannunciati all’Opec. Nei contratti italiani di fornitura di lungo periodo, il prezzo del gas è fortemente ancorato a quello del greggio ed il Codacons invita a “rompere il monopolio dell’Eni e incrementare il numero dei paesi fornitori”. Per il presidente Carlo Rienzi, è il momento di ampliare il numero di paesi fornitori, “al fine anche di spuntare condizioni economiche più convenienti per gli utenti” ed accelerare verso fonti di energia alternative “in grado di limitare la dipendenza del nostro paese dal gas”. Perentorio anche il monito di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale dei Consumatori, contenuto nell’ultimo comunicato stampa diramato dall’associazione. Fiduciose sono però le previsioni della società Nomisma Energia: nel 2009 le famiglie italiane dovrebbero riuscire a risparmiare 369 euro tra gas, luce e carburanti.

Seda gli animi anche Paolo Scaroni, ad di Eni, il quale ha assicurato che il nostro paese affronterà questa seconda crisi russo-ucraina in posizione molto migliore rispetto a quella risalente all’inizio del 2006. “Ci sono riserve che ci consentiranno di passare tranquillamente l’inverno. Da un lato abbiamo aumentato le nostre capacità di stoccaggio e oggi siamo in grado di metter sotto terra quasi 14 miliardi di metri cubi di gas per far fronte all’inverno e a queste emergenze. Poi abbiamo sbottigliato il tubo con l’Algeria, abbiamo completato la messa a punto del gasdotto che ci collega con la Libia e la somma di tutto questo fa sì che siamo in posizione migliore di molti altri Paesi europei di fronte a questa nuova crisi". C’è chi fa notare che, a tre anni di distanza, la situazione delle nostre fonti di approvvigionamento energetico non sia mutata di molto, visto che solo il 20% del gas necessario allo Stivale non proviene dalla Russia.   Inoltre, costituendo quasi il quaranta percento del fabbisogno di energia, il metano è la fonte principale per l’Italia, superando perfino il petrolio. Un dato, quest’ultimo, solo in parte penalizzante, visto che a bruciare metano sono soprattutto le nuove centrali elettriche ad altissima efficienza e a inquinamento ridotto. Ma sulle possibili speculazioni sui prezzi si è espressa anche l’Unione Petrolifera, pubblicando l’analisi congiunturale dei mercati petroliferi. “Dai picchi di luglio, le quotazioni sia del greggio che dei prodotti petroliferi hanno mostrato un accentuato andamento riflessivo che ha permesso un ritorno sui valori del 2003. Una tendenza che ha subito una battuta d’arresto nelle ultime due settimane, dovuta in parte alla decisione dell’Opec di tagliare la produzione per un totale di 3,7 milioni barili/giorno a far data dal mese di novembre, ma anche e soprattutto per le rinnovate tensioni in Medio Oriente e per la guerra del gas tra Russia ed Ucraina”. In conclusione, per l’UP definisce “del tutto priva di fondamento la tesi circa l’esistenza di una presunta lentezza nel recepimento dei ribassi e di una rapidità negli aumenti”.

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