Influenza suina: un male annunciato, ma niente allarmismi su improbabili epidemie


Pubblicato il 28 aprile da Domenico Palladino

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E’ di queste ore la notizia di circa 60 decessi umani in Messico a causa dell’influenza suina e dell’espandersi della malattia negli USA, in Canada, in Nuova Zelanda ed in Australia. Un bilancio che si aggrava di ora in ora, visto che stamattina si parla di 152 vittime "probabili". Per quanto riguarda l’Europa ci sono casi sospetti in Spagna ed in Scozia. Purtroppo il rischio pandemico è alto, come afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e anche se non si conosce ancora quanto sia davvero letale il virus, l’OMS ha invitato tutti i governi mondiali ad adottare tutte le misure necessarie ad impedire l’espandersi dell’influenza, decretando un livello di emergenza 3 su una scala di 6. La pericolosità di questo virus è dovuta alla velocità di mutazione che possiede, per cui è difficile contrastarlo con una terapia vaccinale di tipo classico. Infatti questo virus è un H1N1 dello stesso tipo di quello della famigerata influenza “Spagnola” dell’inizio del secolo scorso, con la differenza che è di origine suina con componenti geniche nuove ed in grado di trasmettersi da uomo a uomo. E’ importante sottolineare però due fatti estremamente importanti: il primo è che non c’è un reale pericolo epidemico in Italia in quanto esiste una rete capillare di controllo sanitario atta a contrastare efficacemente una eventuale epidemia, la seconda è che alle nostre latitudini è molto improbabile che un’epidemia influenzale si possa sviluppare a primavera inoltrata.
Un’altra considerazione non meno importante riguarda la sicurezza alimentare. E’ accertato infatti che l’Italia da almeno dieci anni non importa carne suina dal Messico e quindi occorre evitare inutili allarmismi e ricordare che i maiali italiani sono assolutamente sicuri e quindi si può tranquillamente consumare sia carne fresca che salumi prodotti in Italia.
Ma in questa sede vogliamo ribadire ancora una volta e con forza la necessità di adottare subito le misure gia’ sperimentate con successo in passato a partire dall’obbligo di indicare la provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto e’ stato gia’ fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze influenza aviaria e mucca pazza.
Le misure di controllo sanitario, a partire dall’intensificazione dei controlli alle frontiere, devono essere accompagnate da una capillare azione di informazione per evitare che la preoccupazione si traduca in una psicosi senza controllo con danni irreparabili per gli allevamenti italiani.
La quasi totalita’ dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale. Si tratta di una misura fondamentale per la sicurezza alimentare anche a causa del moltiplicarsi di emergenze sanitarie che si diffondono rapidamente in tutto il mondo per effetto degli scambi, come nel caso del latte alla melamina proveniente dalla Cina, la carne di maiale alla diossina dall’Irlanda e l’olio di girasole dall’Ucraina.
Ad oggi sono ancora troppo pochi gli obblighi di tracciabilità sulle etichette dei prodotti alimentari e anche se si sono ottenuti l’obbligo di indicare varieta’, qualita’ e provenienza nell’ortofrutta fresca, l’obbligo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, l’obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004 il Paese di origine in cui il miele e’ stato raccolto, l’obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, l’etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e l’etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008, resta ancora molto da fare per oltre il 50 per cento della spesa.
Infatti l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.
E’ nostro diritto, ma anche nostro dovere, chiedere a gran voce le norme che garantiscano una sicurezza alimentare pressoché assoluta, ricordando che la nostra salute è un principio fondamentale sancito anche dalla Costituzione.

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