Pranzo di Natale, trionfo del Made in Italy. Piatti tipici e spumante la fanno da padrona.


Pubblicato il 26 dicembre da Riccardo Dell'Aversana

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Rinsavire è un po’ rinascere. A confermarlo è anche il pranzo di questo Natale, che ci racconta di un italiano medio pronto a riscoprire le proprie tradizioni, a tutto vantaggio della genuinità e freschezza dei prodotti messi in tavola e del risparmio ottenuto grazie alla scelta di accantonare snobismi e discutibili preferenze per cibi e frutta fuori stagione. Un dato che va nella stessa identica direzione è rappresentato dal crescente numero di consumatori che, nell’arco del 2008, si è indirizzato verso i prodotti ad origine controllata (otto italiani su cento).

Cala anche l’interesse per i ristoranti: per il cenone della vigilia ed il pranzo di Natale,  meta preferita di nove italiani su dieci restano sempre le mura domestiche, per trascorrere qualche piacevole ora in compagnia di persone care e parenti con cui è difficile incontrarsi durante tutto l’anno. A tavola poi, trionfa senza alcun dubbio la tradizione culinaria regionale, con le specialità tipiche a farla da padrone perché sinonime di bontà, autenticità, riscoperta delle origini e di sapori lontani. E magari anche un certo senso di orgoglio nazionalistico, di attaccamento alle proprie radici, dato che negli ultimi tempi pare scemare la febbre per certe mode esterofile a tutti i costi: un atteggiamento responsabile che, secondo la Coldiretti, consente di risparmiare moltissimo visto che “le ciliegie cilene possono superare i 20 euro al chilo, senza peraltro garantire la stessa freschezza e genuinità di arance, mandarini, clementine e kiwi di produzione nazionale”. Sull’acquisto dei beni alimentari, il consiglio della Coldiretti è quello di “preferire i prodotti venduti direttamente dagli imprenditori agricoli in azienda o nei mercati poiché garantiscono genuinità, convenienza ed una maggiore originalità rispetto alle offerte natalizie standardizzate dei punti vendita tradizionali”. Infine, per il brindisi non c’è stata proprio partita: solo due italiani su cento hanno preferito lo champagne allo spumante (con quasi 120 milioni di bottiglie stappate in Italia e all’estero): a suggello del trionfo del Made in Italy.

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