PARTE LA SOCIAL CARD : DISAGI ATTUALI ED AUSPICI PER IL FUTURO


Pubblicato il 15 dicembre da Riccardo Dell'Aversana

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“L’introduzione in Italia della social card avrà bisogno di una fase di adattamento”. Le parole di Giulio Tremonti già presagivano le difficoltà e le polemiche che avrebbero caratterizzato le prime settimane di vita della carta prepagata, destinata a particolari categorie sociali. Prima le velenose accuse al governo di voler fare “elemosina di Stato”, stigmatizzate anche durante la manifestazione organizzata dalla Cgil venerdì scorso, 12 dicembre.

In seguito, sono arrivati i disagi denunciati da diversi beneficiari del provvedimento, causati soprattutto dal sistema di pagamento Pos, non disponibile in molti esercizi commerciali che – per questo motivo – hanno visto preclusa loro la possibilità di entrare nel circuito dei negozi abilitati dal Ministero dell’Economia. A Palermo, per esempio, migliaia di persone di sono accorte di non poter impiegare la carta nei negozi limitrofi. Il motivo? Nessuna associazione di esercenti ha stipulato la convenzione con il Ministero dell’economia e la maggior parte dei panifici della città non ha il bancomat. In questo modo, “non si possono registrare pagamenti con la social card”, ha affermato Nino Buscemi, presidente dell’Associazione panificatori di Palermo. Pertanto, gli acquisti si potranno fare quasi unicamente nella GDO (la grande distribuzione) e in pochissimi negozi di alimentari e panifici. Il ministro Tremonti ha ammesso l’esistenza di alcune complicazioni, come il meccanismo un po’ macchinoso per l’attribuzione della social card. A complicare ulteriormente le cose ci si è messa anche la timida adesione all’iniziativa da parte delle catene dei supermercati. Lo stesso ministro dell’Economia si è detto rammaricato, visto che allo stato attuale solo il 5% della grande distribuzione ha deciso di sposare il progetto della social card. "Speriamo che la percentuale salga", ha auspicato Tremonti. Non resta che augurarsi che le difficoltà messe in preventivo possano essere risolte in tempi ragionevoli, sperando che la “fase di adattamento” non duri tanto da pregiudicare un provvedimento utile nell’immediato, ma sicuramente da migliorare. Specialmente se l’intenzione è quella di rinnovarlo anche nel 2010.

Per saperne di più, consulta la nostra Guida alla Social Card

 

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3 Commenti

  1. Riccardo Dell'Aversana ha detto:

    Lo Stato può e deve certamente fare di più

  2. Pascal71 ha detto:

    piter ha ragione è vergognoso, noi siamo cittadini italiani e lo stato ci deve garantire il minimo sociale, a lavoratori e non lavoratori!

  3. piter ha detto:

    E’ solo una grande umiliazione per i nostri anziani,che hanno lavorato tanto per far stare meglio a noi e noi cosi’ li ripaghiamo VERGOGNA

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