Additivi alimentari, questi sconosciuti. Ecco tutto ciò che bisogna sapere


Pubblicato il 27 marzo da Domenico Palladino

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Nello scorrere i commenti e gli interrogativi che giungono in redazione, ho potuto constatare che moltissimi consumatori non sono in grado di fare un’esatta valutazione delle sostanze contenute in molti cibi e, anche se sono interessati a conoscere tutti gli ingredienti, hanno difficoltà a decifrare sigle ed indicazioni chimiche riportate sulle etichette. Molto spesso, infatti, nell’elenco degli ingredienti compaiono sostanze con un nome chimico o identificate da una sigla normalmente composta da una “E” seguita da tre numeri. Questa categoria di ingredienti è meglio conosciuta sotto il nome generico di Additivi Alimentari. Di queste sostanze ne sentiamo spesso parlare (in bene o in male), ma quanti sanno esattamente cosa sono, a che cosa servono e soprattutto se sono o meno nocivi per la salute?

E’ necessario, anche in questo caso, fare chiarezza.

Dal punto di vista legale sono considerati additivi alimentari quelle sostanze, normalmente non consumate come alimento tal quale e non utilizzate come ingredienti tipici degli alimenti, aggiunte intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico nelle fasi di produzione, trasformazione, preparazione, trattamento, imballaggio, trasporto e/o immagazzinamento (Direttiva del Consiglio 89/107/CEE).
Dal punto di vista pratico gli additivi alimentari vengono utilizzati principalmente per:
•    Garantire sicurezza e igiene
•    Migliorare la conservazione
•    Aumentare la disponibilità dei prodotti in tutte le stagioni
•    Migliorare o mantenere il valore nutrizionale
•    Migliorare l’appetibilità
•    Facilitare la preparazione degli alimenti

In base a queste definizioni si potrebbe affermare che gli additivi sono sostanze indispensabili per molti alimenti e allora come mai nell’immaginario collettivo gli additivi alimentari sono considerati dannosi o addirittura tossici? Come mai il ruolo degli additivi alimentari è stato così fortemente frainteso? E’ probabile che questa demonizzazione degli additivi è legata all’ assenza di informazione su di essi e soprattutto a massicce campagne pubblicitarie in cui si affermava che un prodotto senza additivi era sinonimo di un prodotto “naturale” e quindi più buono. Quest’ultima affermazione è sicuramente valida in un ambiente in cui la distanza sia temporale che spaziale tra produttore e consumatore sia estremamente breve ed in cui si consumino prodotti tal quale e non trasformati. Purtroppo nel mondo moderno e globalizzato in cui viviamo, ciò non è più possibile. Ci sono motivi politici, economici e culturali alla base di questa affermazione e mi riprometto di parlarne in un prossimo articolo.

Nonostante vengano associati all’epoca moderna, gli additivi alimentari sono utilizzati da secoli. La conservazione del cibo, infatti, è una necessità molto antica come dimostrano l’uso del sale per conservare la carne e dell’aceto per le verdure. Nelle nostre case si usava comunemente il bicarbonato di sodio per far lievitare i prodotti da forno, o la carrubina per addensare le salse e i sughi e per fare gelatine. Nella moderna produzione industriale di alimenti la necessità di conservazione è stata affiancata anche dalla necessità di salubrità e da quella, non poco importante, di presentazione ottimale dei prodotti. Tali necessità hanno portato ad un uso sempre più massivo di ingredienti che le garantissero. L’industria chimica ha fornito un numero pressoché illimitato di sostanze adatte allo scopo e fino agli anni ‘80 se ne è fatto largamente uso.

Il cambiamento nella regolamentazione delle etichette avvenuto con il D.P.R. 322 del 18/05/1982, quando è stato introdotto l’obbligo di indicare ogni singolo additivo nella lista degli ingredienti della maggior parte degli alimenti preconfezionati, ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica il concetto di additivo. Fino ad allora, gli additivi venivano raggruppati in categorie che ne indicavano la funzione nell’alimento, per esempio: conservanti, antiossidanti e coloranti. La nuova regolamentazione dell’etichettatura portò alla comparsa di lunghe liste di nomi chimici e di un nuovo sistema di codificazione che ha visto l’apposizione della lettera “E” prima dei numeri corrispondenti all’elemento. Questa nuova codifica aveva lo scopo di rendere più facile per i consumatori l’identificazione degli additivi e di indicare che questi elementi avevano passato i controlli di sicurezza imposti dalla Comunità Europea.

L’interesse dei consumatori fu acceso dalla comparsa di numerosi articoli della stampa sensazionalistica sull’effetto dannoso di tutti gli additivi “chimici”, i cui presunti effetti collaterali andavano dall’iperattività alle malattie croniche alla insorgenza di tumori. La mancanza di studi specifici ed il battage mediatico portarono ad una ampagna “anti-additivi”  senza precedenti, facendo di tutta l’erba un fascio e coinvolgendo anche sostanze completamente innocue per la salute umana e che anzi avevano un effetto sicuramente migliorativo sugli alimenti. Ci fu però anche un effetto positivo: le industrie alimentari fecero un attento esame del loro utilizzo di additivi, cercando di eliminarli o di minimizzarne l’impiego. Parallelamente si è assistito ad un aumento dell’offerta di alimenti freschi e ad un maggior utilizzo delle tecniche di refrigerazione e di congelamento come metodi di conservazione alternativi.

Oggi l’uso degli additivi alimentari è strettamente regolamentato e sottoposto a costanti controlli di sicurezza. Infatti esiste un organo europeo predisposto a tali controlli che è l’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare), ed un organo mondiale che è il JECFA (Joint Export Commitee on Food Additives, Comitato congiunto di esperti sugli additivi alimentari) che dipendono direttamente dalla FAO (Organizzazione mondiale per l’agricoltura e l’alimentazione) e dalla OMS (Organizzazione mondiale della sanità).

Inoltre la direttiva 95/2/CEE stabilisce che “nelle derrate alimentari si possono usare unicamente additivi rispondenti ai requisiti fissati dal comitato scientifico per l’alimentazione umana”.

Gli additivi alimentari permessi sono classificati in diverse categorie a seconda della loro funzione ed ognuno ha un nome specifico ed un numero; identificativo preceduto dalla lettera “E” , che ne indica l’approvazione da parte dell’Unione Europea. Per esempio, la serie degli E100 è attribuita ai coloranti, gli E200 ai conservanti, gli E300 agli antiossidanti e gli E400 agli emulsionanti, addensanti e gelificanti.

Come accade per tutto ciò che riguarda l’ambito alimentare, è importante mantenere una certa obiettività ed assicurarsi che le informazioni sugli additivi siano accurate e aggiornate.

Gli additivi giocano un ruolo importante e necessario; è grazie al loro utilizzo che le derrate alimentari sono più sicure, più sane, più convenienti e più abbondanti. Ma è anche vero che gli alimenti che più necessitano di additivi sono quelli che hanno subito molte lavorazioni e processi tecnologici, gli alimenti voluttuari come gomme da masticare e caramelle, gli alimenti di scarsa qualità e anche alcuni alimenti dietetici. Da ciò si deduce che alimenti di qualità medio-alta non necessitano di grandi quantità di additivi. Infatti all’aumentare della qualità si riduce drasticamente l’additivazione.

In conclusione possiamo affermare che valutare correttamente la qualità dei prodotti che acquistiamo e consumiamo, ci permette di evitare alimenti con ingredienti non graditi, non tollerati o causa di allergie. Tale valutazione è estremamente importante per tutti quelli che si aggirano tra i banchi di un negozio o di un supermercato con la responsabilità di scegliere gli alimenti per sé e per i propri familiari, soprattutto se anziani o bambini.

Domenico Palladino

Plus One!

1 Commento

  1. Redazione ha detto:

    Se volete sapere quali sono gli additivi alimentari sicuri per la salute e quelli invece assolutamente da evitare, vi segnaliamo alcuni articoli utili:

    http://www.ilfaromag.com/?p=2113
    http://www.ilfaromag.com/?p=460

    Qui trovate invece informazioni sull’etichetta alimentare e sulle merendine per bambini:
    http://www.ilfaromag.com/?p=729
    http://www.ilfaromag.com/?p=840

    La sicurezza prima di tutto!

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