Sicurezza Alimentare: Guida alle etichette degli alimenti


Pubblicato il 20 marzo da Domenico Palladino

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Potremmo definirle la vera "carta d’identità" del prodotto alimentare: ma si leggono? sono chiare? sono importanti?

Per inaugurare questa rubrica, ho scelto un argomento a mio parere fondamentale nella comprensione delle problematiche inerenti la sicurezza alimentare. L’etichetta è la carta d’identità del prodotto e quindi dà (o dovrebbe dare) tutte le informazioni che a noi consumatori necessitano per conoscere e quindi utilizzare al meglio la derrata alimentare. Vista l’importanza si suppone che la prima cosa che fa un consumatore quando vede un prodotto è quella di leggere l’etichetta. Ma è veramente così?

Dai dati DOXA si evince che solo il 13% degli italiani presta attenzione all’etichetta, in particolar modo alla data di scadenza, e addirittura solo il 2,8% guarda le altre informazioni. Questa poca attenzione è dovuta, essenzialmente, al fatto che l’82% degli italiani si fida delle marche dei cibi che acquista. Queste percentuali ci fanno capire perché molte aziende produttrici, sollecitate a fornire più informazioni sulle etichette, non sentano l’esigenza di fornire troppi dati. D’altro canto però, l’esigenza di conoscere quello che si mangia è sempre più sentita dalla popolazione. Molti intervistati hanno ammesso di non guardare l’etichetta al supermercato, ma di leggerle attentamente quando sono a casa. Questa apparente incongruenza è dovuta essenzialmente a motivi di tempo, in quanto, andare a guardare tutte le etichette e soprattutto districarsi tra i dati forniti, porterebbe via il poco tempo che ognuno di noi ha per fare la spesa. Quindi ci si fida dei marchi più conosciuti e più “PUBBLICIZZATI” pensando di non correre rischi. Ma è veramente così? E’ difficile rispondere a questa domanda, quello che posso dire è che se negli spot pubblicitari si facesse più riferimento alle caratteristiche nutrizionali degli alimenti e alla provenienza degli ingredienti che li compongono, avremmo una maggiore possibilità di scegliere prodotti più sicuri.

Oggi come oggi le etichette sono sufficientemente chiare per alcuni prodotti e molto meno per altri in quanto la legge 109/92 non stabilisce l’obbligo di dichiarazione per tutte le derrate alimentari. Siamo riusciti ad ottenere l’indicazione di provenienza per la carne bovina, per l’ortofrutta, per le uova, il latte fresco, il pollo, la passata di pomodoro e per l’extravergine di oliva, ma rimangono inspiegabilmente fuori prodotti ugualmente importanti come le conserve vegetali (tipo il pomodoro “cinese”), i succhi di frutta, la carne di maiale, di coniglio e di agnello, la pasta e i latticini non a denominazione di origine.

Ma oltre la provenienza ci sono altre lacune che vanno assolutamente colmate come l’indicazione degli allergeni, la presenza di tutti gli additivi e non solo di alcuni e le indicazioni nutrizionali complete con riferimento all’utilizzo delle categorie “sensibili”(anziani, bambini, donne in stato di gravidanza o allattamento, diabetici, etc.).

La legge 109/92 recita che un’etichetta deve essere composta obbligatoriamente nel modo seguente:

•    Il nome commerciale del prodotto

•    La denominazione e l’indirizzo legale del produttore e/o del confezionatore

•    Il peso netto in grammi o multipli di esso se si tratta di prodotti solidi o il volume netto espresso in litri o multipli di esso se si tratta di prodotti liquidi

•    L’elenco completo degli ingredienti utilizzati nella preparazione ed ancora presenti nel prodotto finito

•    L’elenco completo degli additivi: conservanti, antiossidanti, gelificanti, esaltatori di gusto e sapidità (il nome dell’additivo può essere sostituito dalla lettera E seguita da tre cifre, come da elenco degli additivi permessi dalla Comunità Europea)

•    L’elenco delle sostanze aromatizzanti, con indicazione di origine se chimica o naturale

•    Le modalità di conservazione ed utilizzazione

•    Il luogo di origine e/o di provenienza

•    La sede di produzione e/o lo stabilimento

•    Il numero di lotto di produzione ai fini della rintracciabilità

•    Il peso netto sgocciolato

•    Il termine di scadenza

Se a questi obblighi si aggiungessero quelli che ho citato precedentemente, l’etichetta sarebbe veramente completa. E’ , dunque, nel nostro interesse richiedere una integrazione alla Legge 109/92 per conoscere finalmente quello che mangiamo senza correre rischi, ed è dovere del Legislatore porre mano a questa integrazione perché il diritto alla salute è sancito dalla Carta Costituzionale.

Domenico Palladino

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