Sicurezza alimentare e cibi scaduti: Prima Parte. La fondamentale differenza tra scadenza e vita media del prodotto alimentare


Pubblicato il 12 marzo da Domenico Palladino

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Inauguriamo la nuova sezione sulla Sicurezza Alimentare tentando di fare  un po’ di doverosa chiarezza sulla controversa problematica dei cibi scaduti. Questa rubrica tematica è curata dalla redazione di PriceSharing.it in collaborazione con il Dottor Domenico Palladino, grande professionista ed esperto del settore.

Credo che proprio in nome della trasparenza in una materia tanto delicata come la Sicurezza Alimentare, sia opportuno dare alcune informazioni certe ai consumatori in un settore in cui, purtroppo, c’è molta confusione.Nella fattispecie il concetto di “scadenza” di un prodotto alimentare è da sempre uno dei più controversi del complesso mondo della produzione alimentare. Infatti, in alimentazione la “scadenza”, come viene percepita dal consumatore, paradossalmente non esiste. In pratica non c’è un momento preciso in cui si può definire un prodotto “scaduto ”. Faccio un esempio: una confezione di latte ha segnata come scadenza una data come giorno, mese e anno. Questo vuol dire allora che allo scattare della mezzanotte di quel determinato giorno, il latte di quella confezione è scaduto?

Cioè quello che era buono alle ore 24,00 alle 24,01 non è più buono? E per quale arcano motivo? Questo banale esempio fa capire, credo, che parlare di “scadenza” non è corretto. E’ corretto invece parlare di Shelf Life cioè di vita media del prodotto. In pratica per ogni prodotto va determinata la sua vita media. Questa determinazione va fatta in condizioni di conservabilità media ricreate in laboratorio. In questa sede sarebbe lungo e noioso spiegare nei dettagli queste procedure, ma basti sapere che esistono metodi di valutazione certi per determinare la vita e quindi la durata di ogni prodotto alimentare.

E’ appunto con questo spirito che il legislatore italiano ha recepito le direttive europee in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari, formulando il dlgs 109/92. Si è introdotta quindi la dicitura “da consumarsi preferibilmento entro il….” al posto della dicitura “scade il..”.

Per fare un po’ di doverosa chiarezza, secondo il Decreto Legislativo 109 /1992 (che ha recepito ed attuato le direttive 89/395/CEE e 89/396 CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari) anche nel nostro paese sarebbe consentita la vendita dei prodotti “scaduti”, recanti sull’etichetta la scritta “da consumarsi preferibilmente entro”?

Avendo fatto chiarezza su questo argomento, posso rispondere alla sua prima domanda. Il dlgs 109/92 non consente affatto la vendita di prodotti “scaduti” soltanto con il cambio di dicitura in etichetta. Quello che invece regolamenta la legge è la determinazione della reale durata di un prodotto alimentare. In pratica la legge regolamenta e soprattutto obbliga i produttori ad indicare esattamente la vita media (shelf life) delle derrate alimentari. E’ vero che in alcuni casi la vecchia data di scadenza è stata allungata, ma solo perché si è visto che il prodotto ha una vita più lunga rispetto a quella ipotizzata in precedenza. E’ inoltre da sottolineare che le aziende produttrici hanno l’obbligo di mettere a disposizione sia i dati relativi alla shelf life sia le indicazioni relative al o ai laboratori che hanno effettuato tali determinazioni.

E’ stata accolta con commenti contrastanti la notizia del successo riscosso in Gran Bretagna dalla Approved Food, specializzata nella vendita on line di prodotti alimentari “scaduti” o “in scadenza”.  I prezzi stracciati praticati dalla società inglese e la contingente recessione economica ne hanno favorito un incremento di fatturato pari al mille percento negli ultimi tre mesi del 2008. Preoccupazione e sconcerto da un lato, riflessione ed apertura dall’altro: non c’è stato troppo inutile allarmismo in giro?

Il quesito è molto interessante per due ordini di motivi. Il primo è che la Approved Food cita chiaramente la data di scadenza dei prodotti che commercializza, anzi addirittura stabilisce il prezzo proprio sulla data di scadenza (più il prodotto è vicino alla data più il prezzo scende) per cui il consumatore ha tutte le informazioni per fare la scelta e quindi non si tratta di frode in commercio come qualcuno ha ipotizzato. Il secondo è legato al contributo economico di questa operazione. In effetti se consideriamo che le aziende alimentari spendono circa il 4% del loro fatturato solo per lo smaltimento dei prodotti scaduti, si può capire il beneficio economico che potrebbe derivare da un’operazione del genere.
Tecnicamente, finchè i prodotti venduti non intaccano la salute pubblica, non è un’operazione commerciale sballata. Eticamente, invece, credo che fare leva sulla condizione di necessità della gente, sia quantomeno discutibile.
Comunque non mi sentirei di fare allarmismo su questa operazione. Ricordiamoci che i paesi anglosassoni hanno una concezione del cibo molto distaccata contrariamente ai paesi latini in cui il cibo è quasi un culto e onestamente non credo che una operazione del genere possa avere un qualsivoglia interesse in Italia.
 
Riccardo Dell’Aversana – Domenico Palladino

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4 Commenti

  1. stefania scrive:

    io ho un dolce da forno alle mele (Torta Cin Cin) che porta la scadenza 7/1/2012, posso consumarlo entro la metà di febbraio?

  2. Ancora sequestri di alimenti scaduti, stavolta destinati al commercio sul web | PriceSharing.it scrive:

    […] abbiamo dedicato un interessante approfondimento, suddiviso in due articoli (uno sulla fondamentale differenza tra scadenza e vita media del prodotto alimentare, l’altro sulle falle della 109/1992 in merito a Pubblicità e Conservazione degli […]

  3. Sicurezza alimentare e cibi scaduti: prima parte. la fondamentale differenza tra scadenza e vita media del prodotto alimentare scrive:

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