Giù i prezzi, aumentano i consumi nei supermercati tranne al Sud. Ecco il costo della spesa per reparto


Pubblicato il 22 giugno da Riccardo Dell'Aversana

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Lieve ripresa delle vendite nei supermercati nel II bimestre 2009. La riduzione della corsa al rialzo dei prezzi ha consentito infatti alle famiglie italiane di caricare di più il carrello della spesa. Questo avviene in tutta Italia, salvo che nel Mezzogiorno, dove le vendite, misurate in termini di volumi, si riducono. Il quadro sull’andamento della Grande distribuzione organizzata emerge da Vendite Flash, il bollettino bimestrale di Unioncamere.

“La lieve ripresa dei consumi, che lo studio mette in luce, alimenta le speranze che la fine del tunnel della crisi economica sia vicina”, commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Va dato atto alla Grande distribuzione organizzata del ruolo di contenimento dell’inflazione svolto in questi mesi. Ai primi segnali di ripresa, le famiglie cominciano a rispondere, spendendo di più o, comunque, spendendo meglio, in maniera da cogliere i benefici delle politiche promozionali. Di sicuro, però, la cautela della famiglie meridionali suona come un campanello di allarme, perché rende evidente il dualismo della ‘ripartenza’, con un Nord e un Centro che danno primi segnali positivi ed un Mezzogiorno che fatica a tenere il passo. E’ evidente che, in questa fase, si rendono quanto mai necessarie politiche di sostegno dei redditi e delle famiglie, soprattutto meridionali, per evitare che il divario tra le diverse aree del Paese si accentui ulteriormente”.


Nel II bimestre del 2009 la GDO ha registrato un incremento del fatturato (+2.3%) inferiore di mezzo punto percentuale rispetto ai primi due mesi dell’anno (quando aveva raggiunto il +2,8%). L’andamento delle vendite del Largo Consumo Confezionato (LCC, che comprende i reparti drogheria alimentare, bevande, freddo, fresco, cura degli animali, cura della casa e cura della persona) è determinato essenzialmente da una più contenuta dinamica dei prezzi, che nel bimestre crescono dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2008, oltre due punti in meno in confronto al dato medio del 2008 (+4,0%) e decisamente inferiore anche rispetto al I bimestre di quest’anno (+3.5%). A guadagnarci sono le famiglie consumatrici, che aumentano infatti le quantità acquistate dello 0,5%, in controtendenza rispetto al I bimestre (-0,7% la riduzione dei volumi del periodo). Malgrado l’incremento dei prezzi non evidenzi significative differenze nelle diverse aree geografiche, decisamente meno omogenea è la situazione sul versante dei volumi. Le famiglie meridionali, infatti, limitano le spese, tanto che l’indicatore dei volumi segna un –1,4% nel II bimestre del 2009.

Le regioni meridionali che presentano le maggiori riduzioni delle vendite dei prodotti del Largo consumo confezionato sono la Basilicata e Calabria (-5,9%) e la Campania (-2,6%). Un segno meno accompagna anche i volumi della Sardegna (-0,8%) e della Puglia (-0,5%). Diversa la situazione in Abruzzo e Molise (+2,6%) e in Sicilia (+1,9%) che superano la media nazionale.
Forte la variabilità dei contesti regionali anche se si analizzano le vendite complessive della GDO. Emerge nuovamente la dualità sia tra Centro-Nord e Mezzogiorno sia all’interno della stessa area meridionale, nella quale convivono regioni che fanno registrare le più ampie perdite di fatturato (Basilicata e Calabria, con una flessione del –4.3%) e altre che mettono a segno guadagni superiori al 4% (Abruzzo e Molise). Nel Nord-est le performance spaziano dal +0.5% del Veneto al +4.5% del Trentino Alto Adige. Nord-ovest e Centro sono invece caratterizzati da una maggior vicinanza fra le dinamiche di fatturato delle regioni che le compongono. Unica eccezione è rappresentata, al Nord-ovest, dalla Lombardia, che non riesce a superare nel bimestre il +0.3%, mentre Liguria e il Piemonte e Valle d’Aosta mostrano un incremento del giro d’affari pari rispettivamente al 2.5% e 2.1%. Al Centro, infine, la dinamica delle vendite oscilla tra il +1.5% registrato in Toscana e il +3.8% del Lazio.

 

Il costo della spesa per reparto
Il rallentamento della crescita dei prezzi (+1,8% nel II bimestre 2009) proviene soprattutto dai reparti alimentari, per i quali l’attuale fase rappresenterebbe una fisiologica normalizzazione rispetto ai forti rincari registrati nei mesi precedenti. Questo andamento indicherebbe anche un graduale percorso di riallineamento rispetto alla caduta delle quotazioni sul mercati agricoli primari, oramai stabilizzatisi sui livelli pre-shock.
Nel segmento alimentare, la decelerazione dei prezzi si è accentuata tra marzo e aprile, con una crescita dell’1.7%, quasi due punti percentuali in meno rispetto al 3.6% dei due mesi precedenti. Il mutamento di clima percorre i diversi reparti, ad eccezione di quello della cura degli animali, che risulta in controtendenza. Fra gli altri, è nuovamente il Fresco a registrare una svolta in senso deflazionistico. Il reparto comprende merceologie che segnano una riduzione del -5% anno su anno nel caso del latte fresco, del -4.6% delle mozzarelle e del -4.2% in quello dello yogurt ai gusti. Spiccano invece gli aumenti nei prezzi di succhi di frutta (+24.7%), dessert freschi (+3.7%) e uova di gallina (+1.8%). Seguono i prodotti del freddo il cui costo si è stabilizzato intorno ai livelli raggiunti nello stesso periodo del 2008 in virtù delle riduzioni di prodotti come i gelati dessert (-6.4%), i piatti pronti surgelati (-2.9%), i surgelati di pesce naturale (-0.7%). La drogheria alimentare mostra invece una crescita vicina ai tre punti percentuali, con una discesa di  oltre il 2% rispetto al I  bimestre  dell’anno. In questo reparto, le principali riduzioni di prezzo sono quelle degli olii di oliva (-6.5% per l’extravergine e –4.2% per l’olio d’oliva) e dal latte UHT (-1.6%). Aumentano invece la passata di pomodoro (+20.7%), la colomba e le uova di cioccolato (+13% e +9.5%). Anche per le bevande si è aperta una fase di rallentamento, aumentate del 2.9% nel bimestre, dopo il 3.8% del precedente. I contenimenti di prezzo principali sono quelli di bibite a base di frutta (-6.7%), integratori e acque aromatizzate (-0.4%) e energy drink (-0.1%). Nei reparti non alimentari, il tasso di crescita del costo della spesa è più elevato rispetto al dato medio del LCC per quanto riguarda i prodotti della cura della casa (3.1%). Anche in questo caso però si registra una inversione di tendenza rispetto ai mesi scorsi, quando la variazione è stata del 3.8%. A ciò si affianca anche una minor crescita dei prodotti della cura della persona, la cui dinamica si porta all’1.4%.

Da: UnionCamere

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