Antitrust: multa di 12,5 milioni di euro per le aziende produttrici di pasta


Pubblicato il 28 febbraio da Stanislao Di Bello

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Pesante sanzione da parte dell’Antitrust nei confronti delle principali aziende produttrici di pasta, colpevoli – secondo l’Autorità garante delle concorrenza e del mercato – di aver posto in essere un vero e proprio “cartello della pasta” per la determinazione dei prezzi da praticare alla grande distribuzione, relativamente agli anni 2006 e 2008. In questo periodo, infatti, si  è registrato un rincaro medio che sfiora il 51%.

L’importo complessivo della multa è di circa 12,5 milioni di euro e tra le società sanzionate figurano: Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, Garofalo, Nestlé, Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi, Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Liguori, Mennucci, Russo, La Molisana, Tamma, Valdigrano, insieme all’Unipi (Unione Industriali Pastai Italiani). La multa più salata è per Barilla (5 milioni di euro), mentre la più leggera è per Tamma (circa 20.000 euro).

Evidente soddisfazione da parte dell’Associazione dei Consumatori, che in una nota dichiara: “L’indagine, aperta su apposita denuncia formale della Federconsumatori, ha confermato l’ipotesi di un vero e proprio cartello nella determinazione dei prezzi della pasta di semola. Questa operazione, del tutto inaccettabile, ha avuto pesantissime ricadute sui consumatori. Nello specifico, una famiglia che consuma in media un chilo di pasta al giorno, ha speso ben 146 euro in più l’anno. In aggiunta a ciò, continua la corsa al ribasso del grano, cioè la materia prima da cui si ricava questo prodotto, che, da gennaio 2008, è calato di ben il 60%, passando da 0,48 euro a 0,19 euro al kg.”. Sulla stessa linea il Codacons, che dichiara: “Una vittoria del Codacons e dei consumatori italiani. Nel 2008 abbiamo più volte denunciato all’Autorità come i prezzi al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione, mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente (fino al -62%)”.

Dal fronte opposto, l’Unipi-Pasta (Unione Industriale Pastai Italiani) replica alle accuse con una nota ufficiale: “Relativamente alla conclusione del procedimento riguardante i listini dei prezzi della pasta condotto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Unione Industriali Pastai Italiani ribadisce che nel settore non vi sono state speculazioni, né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori".

 

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