Il risparmio di qualità ed il low cost: un binomio possibile per consumatori ed imprese


Pubblicato il 11 febbraio da Riccardo Dell'Aversana

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Fare di necessità virtù sembra ormai diventato il motto delle famiglie italiane: scacciare lo spettro della crisi scegliendo uno stile di vita più sobrio e pratico, meno dissoluto e superficiale. Risparmio, dunque, risparmio a tutti i costi, ma quali gli strumenti da adoperare per fare acquisti oculati? E’ infatti ovvio come il “risparmio a tutti i costi” sia una contraddizione in termini: bisogna saper comprare al giusto prezzo, altrimenti non ci sarà stata alcuna convenienza ed i cosiddetti “affari” si saranno rivelate le solite, inutili  dispendiose “scelte sbagliate”. Low cost, quindi, ma a patto che ad esso si accompagnino altre due paroline magiche, High Value –  in grado di fare la differenza e dare reale valore al proprio acquisto. Ad un costo relativamente basso deve necessariamente corrispondere l’alto valore del prodotto: ecco cosa significa risparmio di qualità.

Ecco perché la filosofia del Low Cost va sì abbracciata, ma attribuendo ad essa il giusto significato: è questo il motivo per cui esiste un’associazione, l’AssoLowCost appunto, intenta a diffonderne lo spirito ed il senso corretto. L’espressione LOW COST, infatti, “non si riferisce direttamente al prezzo del prodotto o del servizio ma ad un modo nuovo e più efficiente di interpretare la produzione e la commercializzazione di beni e servizi grazie al quale è possibile proporre sul mercato prezzi minori per i consumatori. La filosofia produttiva Low Cost consente di ridurre i prezzi mantenendo elevato il livello di qualità funzionale dei prodotti/servizi ed è per questa ragione che il vero Low Cost può essere definito come High Value per il consumatore”. Attenti dunque, a non assimilare il Low Cost High Value  al semplice “low price”, che spesso è il risultato di un minore impiego di materia prima, della qualità del processo di lavorazione o della qualità del servizio. Ma in base a quale criterio Assolowcost individua come attendibili alcune aziende o prodotti? Soprattutto attraverso la verifica del rispetto di alcuni parametri classificatori, tra i quali si possono individuare tre pietre miliari: parametro etico, economico e produttivo. Esistono inoltre alcune “ottimizzazioni” che definiscono meglio la filosofia produttiva del Low Cost, ovvero: l’adozione di business model innovativi, la miglior gestione dei processi produttivi, l’utilizzo del canale e-business, un’efficiente gestione dei flussi informativi e della catena della fornitura. Ma il primo criterio di valutazione deve obbligatoriamente riguardare le caratteristiche del prodotto, a sottolinearlo è stato lo stesso presidente dell’associazione Andrea Cinosi. In pratica può non essere molto saggio avventarsi su un prodotto solo perché “costa meno”: l’utilità ed opportunità di un acquisto resta sempre condizione primaria e fondamentale. Ma come riuscire a trasformare il low cost in stile di consumo per i cittadini e in strategia di mercato per gli operatori del mercato? In primo luogo, Cinosi propone prezzi bassi durante l’intero anno solare e “non solo nel corso di campagne promozionali. Quindi la presenza di un business model orientato all’innovazione dei processi: in sostanza, l’oggetto costa meno non tanto o non solo perché  prodotto in un paese con un costo del lavoro più contenuto rispetto al nostro, ma soprattutto perché  l’azienda ha adottato nuovi processi organizzativi e produttivi capaci di abbattere i costi". A chiudere il cerchio il rispetto del criterio etico: “Tutti i risultati devono essere stati ottenuti rispettando gli standard di responsabilità sociale, i diritti dei lavoratori e l’ambiente circostante". Nell’attesa che si realizzino davvero queste poche ma essenziali condizioni, non ci resta che lanciare una raccomandazione mai troppo scontata: cari consumatori, qualsiasi acquisto per risultare oculato e conveniente deve esservi davvero necessario…

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