Filiere agroalimentari, Associazioni di consumatori in coro: piu’ efficienza significa migliore organizzazione


Pubblicato il 26 gennaio da Riccardo Dell'Aversana

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Una filiera che,a prescindere dalla propria complessità, dimostri di essere semplicemente più efficiente e meglio organizzata.E’ questa la conclusione più o meno condivisa a cui sono giunti i protagonisti del workshop organizzato la scorsa settimana a Roma  da Consumers Forum. Il convegno, dal significativo titolo "Filiere lunghe, filiere corte, filiere estemporanee", è stato brevemente introdotto da Lorenzo Miozzi, Presidente dell’associazione (che si appresta a raggiungere il ragguardevole traguardo dei dieci anni di attività). Ad entrare subito nel cuore dell’argomento al centro del workshop ci ha pensato il professore Paolo De Castro, senatore e vicepresidente della Commissione Agricoltura di Palazzo Madama. Citando Vito Saccomandi, De Castro ha illuminato la platea dando un’acuta definizione della filiera agroalimentare: “l’insieme degli agenti economici, amministrativi e politici che, direttamente o indirettamente, delimitano il percorso che un prodotto agricolo deve seguire per arrivare dallo stadio iniziale di produzione a quello finale di utilizzazione, nonché  il complesso delle interazioni delle attività di tutti gli agenti che determinano questo percorso”.

Ma il senatore ha voluto sfatare un altro tabù, e cioè quel luogo comune secondo cui l’efficienza della filiera dipenda dalla sua lunghezza: filiera lunga, quindi, non è sempre sinonimo di filiera inefficiente e viceversa. Il vero problema riguarderebbe l’organizzazione del sistema distributivo. A tale proposito, De Castro prende ad esempio il settore ortofrutticolo, del quale solo il 35% nel nostro Paese è commercializzata “in forma organizzata”. Come sempre, molto dipende dalle varie realtà locali: si pensi alla differenza che corre tra l’Abruzzo (dove la percentuale è bassissima, intorno al 5%) ed il Trentino Alto Adige (dove vige un sistema che rasenta la perfezione assoluta, con il  100% della produzione ortofrutticola commercializzata in forma organizzata). Ma l’efficienza in una filiera alimentare coincide con la minimizzazione dei costi industriali di produzione e distribuzione. La lunghezza della catena, infine,  “tende a ridursi quanto più organizzati risultano entrambi gli operatori posti agli estremi della stessa permettendo in tal modo una diminuzione di quelle ‘sacche di inefficienza’ che spesso conducono ad una riduzione dei margini degli stessi operatori e un contestuale aumento dei prezzi per i consumatori”.
D’accordo con De Castro il direttore generale di Confagricoltura, Vito Bianco, il quale propone come soluzione alla scarsa organizzazione la “razionalizzazione del lavoro attraverso accordi con il mondo della trasformazione e della grande distribuzione organizzata”.
Ma per Luciano Sita di Centromarca, l’estemporaneità stessa delle filiere rende impossibile misurarne parte di una inefficienza, che è dunque endemica e fisiologica. Pertanto, “più numerose sono le filiere maggiore è la possibilità di scelta per i consumatori e il livello di competizione del mercato”. Ma non tutto fila per il verso giusto, se – come ha replicato Paolo Landi di Adiconsum – “la vera concorrenza sui prodotti ortofrutticoli non esiste”.
Resta però un dubbio: se filiera corta non è sinonimo di efficienza, ci chiede sul suo sito l’associazione, “perchè nei farmer market – dove si saltano diversi passaggi della filiera dal momento che il contadino vende direttamente al consumatore il frutto del suo lavoro – è possibile risparmiare e soprattutto perchè se aumenta il prezzo del grano all’origine la pasta costa di più e ad una diminuzione del costo all’origine non corrisponde quasi mai una diminuzione del costo della pasta per il consumatore finale?”.

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1 Commento

  1. Filiere agroalimentari, associazioni di consumatori in coro: piu’ efficienza significa migliore organizzazione ha detto:

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